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La grande assemblea che si è conclusa con l’invito dell’arcivescovo a riprendere la nostra via ecclesiae animati e guidati dal dono dello Spirito che non solo ci renda attenti con la mente ma, soprattutto, renda il nostro cuore disponibile affinché il seme della Parola trovi quell’accoglienza che solo lo renda capace di produrre i frutti per i quali è stata mandata.

Non è un caso dunque che il primo momento vissuto come Chiesa di Lecce dopo la bella e proficua presentazione della Lettera Pastorale “Ascolta popolo mio”, sia la Lectio proposta dal pastore, martedì 2 aprile, alle 19,30 presso la chiesa parrocchiale di Santa Lucia in Lecce, sul brano della Parabola del buon seminatore…

Oggi Dio continua a parlare, continua a donare il suo Figlio, Parola fatta carne ma “Dire che Dio parla implica l’esistenza di qualcuno che lo debba ascoltare”  (Lett. past., 16). Implica l’esistenza di un terreno che sappia accogliere e permettere alla Parola seminata di mettere le sue radici. “Leggendo la parabola, il punto di partenza è uguale: tutti sono raggiunti dalla stessa Parola e tutti l’ascoltano. Ma perché essa porti frutto questo non basta. C’è bisogno di una predisposizione del cuore, che nutra questo seme e lo faccia germogliare”. (Lett. past., 17).

Ed “È lì che entra in gioco la nostra umanità e la buona riuscita dell’incontro tra noi e Gesù, il Verbo di Dio Incarnato. Il seme della parola piantato in noi attraverso l’ascolto suscita una domanda molto importante: che tipo di terreno sono?” (Lett. past., 16). La risposta, frutto del discernimento alla luce dello Spirito, è necessaria, perché soltanto se siamo terreno buono, sapremo ascoltare e accogliere in profondità il seme della Parola e questa porterà frutto abbondante.

Risulta dunque quanto mai vero quanto il vescovo Michele afferma al n° !8 della sua Lettera al popolo di Dio che è in Lecce: “L’analisi “geologica” del nostro cuore è il primo passo per un cammino di conversione nell’ascolto, irrigidito spesso da false immagini o modi sbagliati di relazionarsi con Dio che, come tanti rovi o pietre, impediscono il germogliare del seme….” e  sempre allo stesso numero, alla fine, afferma: “Noi cristiani crediamo nel Dio di Gesù Cristo e il nostro desiderio è quello di crescere nell’esperienza viva del suo mistero di amore. Se glielo permettiamo, Dio è il solo a poter dissodare il terreno della nostra interiorità nutrendolo con il concime della misericordia e disponendolo ad accogliere il seme della Vita. Lui «è misericordia e opera meraviglie nelle nostre miserie!”

Non perdiamo l’occasione di permettere alla misericordia di Dio di dissodare il nostro cuore e il cuore della nostra Chiesa affinché la Parola seminata possa portare il frutto che Lui stesso attende da noi.

 

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