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Si è aperta ieri sera la trentesima edizione della Sagra te lu ranu di Merine, Il terzo e ultimo parroco che racconta l’evento è quello attuale, don Luca Nestola, alla guida della comunità dal 2012.

 

 

 

Don Luca, qual è stato il primo approccio con la Sagra?

Non conoscevo la sagra non essendone un amante, quindi è stata un po' una sorpresa apprendere che in parrocchia si faceva una sagra. Era un momento di passaggio e c’erano preoccupazione e paura che la sagra sarebbe stata fermata ma subito sono stato “catapultato” in questa esperienza dagli amici del comitato e subito ho anche condiviso questo percorso che già da diversi anni caratterizzava la storia della comunità di Merine. Insieme a Luigi Giannone, figura emblematica e leader della sagra, abbiamo fatto un incontro per fare il punto della situazione, ricostituire il comitato e ripartire. Una bella storia, non senza problematiche, perché ci sono stati dei cambiamenti negli anni. Il primo: sono cambiate le normative, sia dal punto di vista della sicurezza che alimentare. Abbiamo iniziato a sentire la fatica di dover fare delle scelte, chiedendoci anche se potevamo continuare o meno ad organizzarla perché la nostra sagra ha una particolarità, ovvero produce il cibo che offre. Per poter continuare a produrre il cibo si è reso necessario adottare nuove misure dalle quali sono nate anche nuove opportunità, penso al laboratorio della pasta ad esempio. Certo questo ha comportato delle rinunce, come far rientrare la sagra negli spazi dell’oratorio che, dopo la morte di don Antonio Montinaro, con l’eredità che ha lasciato alla parrocchia ha consentito di ampliare gli spazi e poter quindi accogliere meglio tutti gli avventor. È stato insomma un momento faticoso, fatto anche di scelte difficili e impreviste ma anche questa sfida è stata vinta.

Quali sono le caratteristiche della sagra che hai seguito in questi anni?

Negli ultimi anni abbiamo iniziato a ragionare e chiederci: perché facciamo la sagra? Solo per dare lustro alla comunità? Sono nate delle nuove idee che stanno portando i loro frutti, come quella della Festa della semina: abbiamo quindi iniziato a cercare i campi dove poter seminare il grano in autunno, studiando quale tipologia di grano fosse migliore portando anche le classi delle nostre scuole. Poi il convegno al quale ha partecipato la presidente del consiglio regionale, Loredana Capone, il professore e nostro concittadino Forges Davanzati dove si è trattato il tema dell’incidenza delle guerre sulle colture e sul grano in particolare. Nell’ultimo abbiamo trattato invece il tema della Via Francigena, scoprendo che quest’ultima passa anche da Merine, con gruppi numerosi di turisti che percorrendola attraversano la nostra comunità. Questo ha cominciato a sollecitare e solleticare la nostra curiosità chiedendoci come fare in modo che l’aspetto agricolo e quello turistico insieme possano fare da volano per l’economia locale. L’impegno delle istituzioni dalla Regione Puglia alla Provincia di Lecce, passando per il comune di Lizzanello che sia con la passata amministrazione che con l’attuale - con la quale abbiamo stipulato un protocollo d’intesa - ci ha permesso di ampliare quella che oggi definiamo sagra ma che sta diventando qualcosa di più di una sagra. Abbiamo anche aggiunto i laboratori culinari dove, le donne anziane insegnano ai più piccoli come fare la pasta fatta in casa e il ritorno è molto emozionante: perché è importante tramandare. Ed ecco che anche i laboratori, nel periodo natalizio e durante il grest, sono diventati una sfida che stiamo cercando di vincere perché si uniscono le generazioni. O penso ancora alle ricette dei piatti tipici, come lu “ranu stumpatu”. Un impegno che diventi occasione per chi tra i ragazzi coltiva la passione per la cucina, di avere un primo approccio.

Quali le novità di questa trentesima edizione?

Da quest’anno abbiamo aggiunto lo studio della storia dei piatti, perché soprattutto il turista chiede cos’è un piatto oltre a come si fa, allora è bello aggiungere la storia del piatto che poi è la storia contadina, la storia della nostra terra, coinvolgendolo nell’opportunità di fermarsi e lavorare con noi nel fare la pasta o una nostra ricetta tipica. Un percorso, insomma che caratterizza la vita della comunità perché si snoda durante tutto il corso dell’anno.

C’è un insegnamento di fede da trarre dalla sagra e dalla comunità di Merine?

Sicuramente l’essere Chiesa. Noi oggi abbiamo la difficoltà di sentirci comunità attorno al Vangelo, a Gesù quindi a mettere in pratica la sua Parola. All’interno quindi del percorso della sagra si cerca di instaurare delle relazioni, che siano relazioni che profumino di Vangelo: quindi curarle, smussare le difficoltà e affrontare la difficoltà che derivano dalle scelte da compiere con l’indicazione della Parola di Dio. È quindi a tutti gli effetti una esperienza di fede. Don Piero ha legato a Maria ed al suo culto, molto forte a Merine, l’esperienza della sagra prendendo come spunto le spighe presenti sull’abito della statua: possiamo dire che oggi il tentativo che si sta facendo è che il Vangelo diventi la bussola che guida lo stare insieme, il lavorare per la sagra favorendo la conoscenza e la possibilità di evangelizzare. Infondo la comunità si reincontra attorno alla mensa eucaristica e lì la Parola e il Pane della vita diventano fermento e possibilità di stare insieme in maniera volontaristica e questo rigenera la comunità. Penso alle persone che ogni giorno si aggiungono ma anche che lasciano questa comunità facendo di Merine un luogo di incontri di persone che arrivano non solo da Lecce o città limitrofe ma anche da fuori regione e anche questa è una bella esperienza sia per la comunità che se ne avvantaggia ma anche per chi arriva perché ritrova uno stile di famiglia che è fondamentale affinché anche la fede diventi qualcosa di vissuto, di vero.

Chiudiamo seguendo la metafora “lanciata” da don Piero: lui ha battezzato e seguito la sagra bambina, don Sandro l’ha guidata nell’età adolescenziale. Tu la accompagni nell’età adulta.

L’obiettivo che ci stiamo ponendo è quello che continui l’idea del volontariato. Un’idea vincente perché non ci sono interessi in quanto i proventi vengono reinvestiti sia nei luoghi, come la ricostruzione dell’altare antico della vecchia chiesa. Diventare adulti inoltre significa fare delle scelte, a volte sacrificanti e che generano incomprensioni ma anche avere chiaro ciò che si può fare e ciò che non si può fare. Ancora legare l’esterno con luminarie, mostre, convegni ed esposizioni mirate, guardando ad altre esperienze non solo italiane ma anche europee perché il grano caratterizza tutti i popoli e stiamo cercando di creare una sorta di rete, provando a far nascere dei gemellaggi con altre realtà in cui il grano è il protagonista. Stiamo pensando anche a far nascere gli orti, avendo quindi la possibilità di fare tutto da noi, dai pomodori alle melanzane e proveremo - anche se oggi è diventato complicato – a farlo anche con l’olio, così da dare veramente un prodotto a chilometro 0. Insomma, stiamo lavorando ad una sagra che guardi al futuro, certamente anche con l’aiuto dei tanti partners che oggi ci accompagnano ed ai quali quest’anno si è aggiunto la Camera di Commercio di Lecce grazie anche all’interessamento del nostro concittadino, il dott Federico Pastore. Ecco abbiamo sviluppato un unicum che ci caratterizza in quanto la manifestazione si è allargata in diversi momenti dell’anno, destagionalizzandola e che spinge verso nuovi e possibili traguardi. Nella Settimana sociale dei cattolici, Papa Francesco ha detto a proposito dei cristiani impegnati, di non essere preoccupati a salvaguardare privilegi ma di sporcarsi le mani, fecondando questo tempo pieno di incertezza e paura nel futuro in cui tanti faticano a guardare oltre. Anche questa è una missione della chiesa: dare speranza. Attraverso questi percorsi noi vogliamo contribuire ad infonderla nel nostro territorio che è così bello ma anche così sofferente.

 

Forum Famiglie Puglia