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Sono 84.248 i volontari nelle Caritas di tutta Italia, di cui 22.275 nei servizi diocesani e 61.973 nelle parrocchie. Il dato, relativo al 2023, è in calo rispetto agli oltre 93 mila volontari rilevati nel 2020, probabilmente a causa delle limitazioni sanitarie che hanno colpito gli anziani durante la pandemia.

 

 

È quanto emerge dal primo Rapporto sul volontariato Caritas in Italia, a cura di Caritas italiana (SCARICA). Il rapporto, intitolato “Tutto è possibile. Il volontariato in Caritas: dati e riflessioni”, fotografa in 80 pagine la presenza dei volontari nei centri e servizi residenziali e non residenziali a livello diocesano (mense, centri di distribuzione di beni, empori, ostelli notturni, case fa[1]miglia e comunità alloggio, centri di ascolto, ecc.). Maggioritaria è però la presenza in ambito parrocchiale, con oltre 61.000 presenze, soprattutto in Puglia e in Umbria. La metà dei volontari è attiva soprattutto e nelle regioni del Nord Italia (50,4%), il 16,6% nel Centro, il 33% nel Mezzogiorno (Sud e Isole). La regione con il più alto tasso di volontari sulla popolazione residente è l’Emilia-Romagna (in media 99 volontari per 100mila abitanti). Seguono le Marche (90,5).  Fanalino di coda la Basilicata. In teoria ogni diocesi italiana può contare su un numero medio di 103 volontari, ma in genere le disponibilità spaziano da 2 a 50 presenze. Ci sono però estremi: diocesi con soli 2 volontari e diocesi che invece possono contare fino a 900 e 1200 presenze.

L’identikit del volontario Caritas sfata, in parte, l’idea che le persone anziane siano la maggioranza assoluta: il 38,3% è over 65, tutti gli altri sono di età compresa tra 18 e 64 anni. I giovani under 35 sono il 16,3%. Il volto è però largamente femminile, con il 60,3% di presenze. I volontari hanno un titolo di studio medio-alto: il 77,4% ha almeno la maturità (il 34,2% è laureato). Sono prevalentemente pensionati (41,8%) e occupati (34,8%).

Come si diventa volontari Caritas? Due sono i principali canali d’ingresso: la frequentazione del mondo parrocchiale o associativo cattolico (42%) oppure i contatti personali con operatori Caritas o altri tipi di figure attive nel contesto socio-assistenziale locale (41,3%). Scarsa invece è la presenza di giovani che restano in diocesi come volontari dopo aver svolto il servizio civile.

Le motivazioni. Il 78,8% dei volontari Caritas si impegna per “essere utile agli altri, alla società”. Al secondo posto spiccano le motivazioni legate all’esigenza di essere coerenti con la propria fede religiosa (49%). Poco rilevanti invece le motivazioni utilitaristiche (far carriera, ottenere crediti formativi, farsi strada in un nuovo ambiente di lavoro, ecc.), segnalate soltanto dal 2,8%. Il dato dimostra la forte componente di gratuità che caratterizza da sempre l’impegno volontario nel mondo della Caritas.

Cittadini responsabili. “Chi fa volontariato agisce per amore verso il prossimo, senza aspettarsi nulla in cambio – commenta don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana -. In questa visione, il volontariato è riconosciuto come promotore della cultura della gratuità, che va controcorrente rispetto alla dimensione del profitto individuale che, di fatto, domina la nostra società”. Il volontario si fa carico della cosa pubblica e vi prende parte attivamente parte, diventa “cittadino responsabile”, “attore politico nel senso più alto e nobile del termine, cioè come colui che si occupa del bene comune, che si fa promotore di giustizia e di cambiamento sociale, che si fa portavoce dei diritti e delle istanze dei più deboli e dei più poveri”.

Forte è il livello di impegno: poco meno di un volontario su quattro si impegna per più di 25 ore mensili. Ma ci sono persone che offrono anche solo 5 ore mensili. Ciò rende possibile assicurare l’apertura di servizi che altrimenti dovrebbero ridurre l’offerta o addirittura cessare di esistere.  Il 38,5% dei volontari Caritas è contemporaneamente attivo in più servizi, gestiti anche da altri enti, pubblici o privati, non solamente di matrice ecclesiale.

Non è volontariato improvvisato e occasionale: il 70% dei volontari Caritas può contare infatti su almeno tre anni di esperienza, con punte del 30,2% di volontari che svolgono attività da più di dieci anni. Le persone che hanno cominciato il servizio negli anni della pandemia (tra il 2020 e il 2022) non superano il 15% del totale. La maggioranza assoluta di volontari (88,3%) è attiva in una sola sede. “Il volontariato rappresenta il primo serbatoio di energia delle opere socio-assistenziali promosse e/o gestite dalla Caritas in Italia – commenta Walter Nanni, di Caritas italiana, tra i curatori del rapporto -. Nel corso degli anni si è registrata una crescita esponenziale della cultura e della presenza del volontariato, spesso a partire da luoghi vicini alla dimensione ecclesiale, sia istituzionale che informale”.

Dall’indagine emergono anche criticità e sfide per il futuro. L’aspetto critico più rilevante per i volontari Caritas è la difficile gestione delle situazioni umane delle persone richiedenti aiuto: è il parere del 68,3% dei volontari. Seguono la scarsità delle risorse materiali a disposizione (49,5%) e la difficoltà a conciliare tempi di vita e tempi di impegno in Caritas (36,8%). Nel complesso, a dispetto dei vari problemi segnalati, la quota dei volontari soddisfatti (del tutto o abbastanza) è maggioritaria: 95,8%. Solo un piccolo gruppo di volontari si dichiara insoddisfatto, e tra questi solamente lo 0,8% afferma di essere “del tutto insoddisfatto”.

 

 

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