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La marangia, in lingua melangola e cetrangola, forse incrocio col cedro, è probabilmente il termine più antico del frutto, proveniente dall’arabo narang, importato dai musulmani in Sicilia.

In passato i giovani regalavano alle proprie fidanzate una marangia, delegando ad essa il tacito incitamento ad accogliere la proposta d’amore. Pare che l’arancia sia simbolo di fecondità. A Lecce anticipavano i riti della Settimana Santa ed era tradizione acquistarle alla Fiera di San Lazzaro.

Nella cultura popolare di alcune aree geografiche, seppure distanti e differenti tra esse, insieme alla mela e alla melagrana, l’arancia era tra i doni che venivano scambiati tra un ragazzo ed una ragazza per l’intrinseco valore simbolico: accettare questo frutto e addentarlo da parte era come se la fanciulla accettasse l’amore del giovane.

Strano che questo frutto fosse delegato ad inviare un messaggio dai risvolti poetici, tenuto conto del sapore amaro, confermato da questa locuzione: marangia, ci la chianta nu nde mangia, marangia, chi la pianta non ne mangia.

PER APPROFONDIRE

Barletta R., Quale santo invocare. Feste e riti del calendario popolare salentino, Lecce, Ed. Grifo, 2013.

 

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