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Martedì 6 novembre, presso la cattedrale di Piazza Duomo, nel giorno in cui la Chiesa di Lecce celebra l'anniversario della Dedicazione della cattedrale, Gabriele Morello della parrocchia Santa Rosa in Lecce (con Luca Curlante, da Melendugno, Angelo Rizzo da San Cesario di Lecce ed Emanuele Tramacere da Campi Salentina) sarà ordinato diacono davanti alla comunità leccese. Portalecce ha raccolto il suo entusiasmo, attraverso una breve intervista, a pochi giorni dall'evento. 

Sono giorni di grazia, questi, per la diocesi leccese. Un'attesa emozionante che si legge negli occhi di chi, martedì 6 novembre, in cattedrale sarà ordinato diacono. Un passo importante, propedeutico a quello del sacerdozio, nel cammino da compiere sulla strada della Chiesa di Lecce; ma anche un servizio da vivere dentro e fuori la sagrestia, soprattutto tra quelle "periferie esistenziali" spesso citate da Papa Francesco nei suoi discorsi pubblici. Quel giorno, in Piazza Duomo, toccherà – tra gli altri – pure al giovane Gabriele Morello confermare il proprio "sì" davanti a mons. Michele Seccia ed all'intera comunità. Cresciuto nella Parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa, a Lecce – con alle spalle esperienze missionarie ed altre ancora inserite nel cammino di Azione Cattolica –, Gabriele ha voluto svelare a Portalecce i suoi sentimenti in vista dell'evento che, la settimana prossima, lo vedrà protagonista insieme con altri tre compagni di strada.

Gabriele, come ti senti a pochi giorni dall'ordinazione diaconale?

"Mi sento emozionato, del resto la mia vita sta cambiando! Avverto proprio quel cambiamento che il Signore sta operando per me. Ovviamente, non può mancare un po' di timore in vista del mio impegno, quel sano tremore 'alla Kierkegaard' di non essere all'altezza del compito al quale sarò chiamato. Dovrò guidare il popolo e fargli scoprire la bellezza di Dio".

Gabriele, raccontaci un po' il percorso che ti ha condotto alla parrocchia Santa Maria della Pace

"Sono arrivato in questa bellissima comunità dopo un cammino in seminario e varie esperienze pastorali, culminate poi con la scelta di mons. Michele Seccia. Qui, in parrocchia, sto vivendo una esperienza completa, vista la presenza di molte realtà operanti nel quotidiano. Mi trovo davvero in una grande famiglia, ognuno mi sta donando qualcosa di suo. Mi piace paragonare questa parrocchia ed una perla: ciascuna di essa è unica, inimitabile, ma al contempo parte di un filo prezioso. Il parroco Don Simone Renna, peraltro, mi sta facendo da guida grazie ai tanti consigli mirati a vivere bene, un giorno, il mio presbiterato".

Qual è stato il momento in cui hai compreso la tua vocazione?

"Più che un momento, una scoperta che ha preso man mano forma. Ho letto il manifestarsi della mia vocazione nel dono dell'incontro. Grazie all'esempio di suor Anastasia, mia amica da tempo, mi ci sono rispecchiato, prendendo consapevolezza di un fatto: il Signore mi stava chiedendo qualcosa. E poi, nelle precedenti attività quali servizio civile, assistenza agli ammalati, fino alla missione in Africa, ho intravisto il volto di un Dio misericordioso e amorevole. La vocazione è un mistero grande davanti al quale non si trovano grosse parole: bisogna togliere i calzari e prostarsi offrendo la propria vita. Un po' come quando si guarda negli occhi la persona amata, riconoscendo che sarà colei con cui trascorrere il resto della propria vita. Ecco, in quelle circostanze, ho compreso quanto il mio progetto e quello di Dio coincidessero alla perfezione".

Aspettative per il futuro?

"Essere un bravo sacerdote. Può sembrare una risposta scontata, ma non lo è affatto. Alla base deve esserci una buona formazione, perché aiuta ad affrontare la realtà. Non teoria, ma vera immagine di Cristo tramite cui sperimentare l'amore per la prossimità. Voglio sviluppare, infine, una capacità: quella di non tenere niente per me. Insomma, non avere riserve".

 

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