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I secondi quarant’anni di una donna possono essere gratificanti quanto e più dei primi, seppure in maniera diversa. E l’icona dell’impegno femminile pubblico - senza se e senza ma -, se li sta godendo appieno, avendo appena inaugurato splendidamente il suo settantaseiesimo anno di vita: mamma, nonna, cuoca, donna di casa.

Non conviene però, nel caso di Adriana Poli Bortone, pensare che la politica sia stata messa in soffitta per dare soddisfazione a quel bisogno di famiglia, casa, ordine che racconta di sentire da un po’ di tempo a questa parte, un po’ per vocazione, un po’ per forza di cose: “La tigre è ancora viva” non è slogan cucito su misura per Sandokan, bensì per lei: “l’Adriana”. Come la chiamano familiarmente i leccesi.

Che periodo della vita è questo, senatrice?

“Direi abbastanza bello, perché ho ritrovato una serie di passioni che non ho mai avuto il tempo di coltivare. La cucina, per esempio: sono continuamente ai fornelli, per accontentare i diversi gusti familiari - chi vuole la carne, chi è vegetariano - ma anche per il piacere di stare con gli amici. Cosa che prima facevo poco per paura che la gente pensasse a cene elettorali. Ora, insomma, lo faccio solo per amicizia e per il gusto di stare insieme”.

 

In cosa si è specializzata?

“Uh, cucino di tutto e di più. Invento e creo, anche se poi i piatti più gettonati sono la tajeddha e la parmigiana. Ora mi sto dando alle focacce con la cipollata”.

 

Piatto ecumenico.

“Assolutamente. Aggiungerei però anche pasta e fagioli con le cozze”.

Come passa le sue giornate ora che l’impegno politico è meno pressante?

“Facendo ordine in casa, perché prima ho latitato. Ci sono tante cose da fare, e siccome vengo da esperienze professionali di Filologia classica e sono del segno della Vergine, quindi fissata e pignola, devo farlo fino in fondo. Giro stanza per stanza con il grembiule e decido cosa sistemare e cosa eliminare”.

Si ritiene una donna serena, oggi?

“Abbastanza, dopo aver passato dieci anni sulla graticola e molte notti insonni a causa della vicenda di via Brenta, pur essendo completamente tranquilla. Non è stato bello, soprattutto nei confronti di chi mi ha conosciuto negli anni come persona normalmente onesta. Però adesso mi sono molto rasserenata e quindi mi posso dedicare ai miei svaghi e ai miei impegni, che prevedono una volta a settimana anche il burraco con le amiche. Ogni tanto non fa male”.

E la politica?

“Mi attrae sempre, sarei bugiarda se dicessi il contrario. Cerco di seguire le vicende collettive, anche se il disorientamento è totale, e sono sempre più una meridionalista convinta. Mi rammarico infatti che il progetto “Io Sud” non sia stato compreso a suo tempo: oggi avrebbe costituito un argine alle invasioni barbariche”.

 

Quali?

“Quelle del Nord. Non mi piacciono coloro che hanno la presunzione di essere depositari di certezze assolute. Ci vuole sempre un minimo di flessibilità nelle cose, altrimenti certi slogan rimangono proclami che non sono utili a nessuno”.

 

Il rischio è il ritorno al fascismo, come teme qualcuno?

“Al fascismo no, ma al populismo sì, e sono due cose diverse. Il fascismo ha portato tanti disastri, a partire dalle leggi razziali - fatto ingiustificabile per le mie idee - ma se guardiamo alla politica sociale di quei tempi nessuno può negare che fosse molto avanzata. Oggi, invece, abbiamo questo inseguire le emergenze laddove la politica dovrebbe evitarle”.

Errori che si auto-attribuisce della sua vita pubblica?

“Io non ho mai fatto distinzione, ad esempio, tra politica e rapporti umani, ed essermi accorta dopo tanto tempo di ambiguità e tradimenti mi è dispiaciuto moltissimo. Se mai dovessi rifare un’esperienza politica saprei, oggi, chi tenere lontano”.

Il colore giallo, invece, le piace sempre… Una volta, tanto tempo fa, la intervistai a Castro e indossava un magnifico cappello di paglia di questo colore.

“Sì, lo adoro, insieme al verde e al viola… sa quanto costa questa camicetta? (indicando quella che indossa, ndc).  Cinque euro, e l’ho presa al mercatino di Poggiardo. Ahhh, Castro… è una dimensione che mi soddisfa molto, molto familiare. Ci ritrovo tanti amici, anche castrioti che conosco da anni”.

Ed è ancora molto abbronzata.

“Ho fatto l’ultimo bagno pochi giorni fa, con una bella tramontana e il mare insolitamente caldo”.

Va ancora a pesca?

“Ci provo, ma gli ostacoli sono tanti: chi mi dice che la lenza è fatta male, e poi mi hanno smontato la traina e messo un terminale che non va bene”.

Insomma, non piglia pesci.

“Sì, ma non dormo. Ormai sono sveglia anche di notte. Non riesco a non pensare”.

Famiglia: c’è qualcosa che si rimprovera, o che farebbe diversamente, se tornasse indietro?

“Vivo il senso di colpa di non averle dato quello che avrei voluto, avendo avuto la pretesa di seguirne le vicende al telefono. Per questo adesso mi piace proprio godermi fino in fondo le mie nipotine e i miei figli, che sono migliori di quanto potessi pensare”.

Quindi addio politica?

“Non direi. Sto lavorando su due livelli. Il primo locale: io ho sempre amato e amo la mia città, e mi piacerebbe vederla più ordinata e pulita, ed anche più europea. La storia del filobus, per esempio, non mi scende: non si è capito cosa possa significare il trasporto pubblico in una piccola realtà. Un’opportunità magnifica, mi hanno confermato ingegneri non di parte, per avere una città senza macchine e senza smog. A livello nazionale, invece, credo ancora nel progetto di una macro-regione del Sud, e spero di trovare le persone giuste per portare avanti questa battaglia, dando vita ad un think tank culturale capace di essere a supporto di qualsiasi tipo di governo. Alla fine l’importante è fare”.

 

Un progetto per le prossime provinciali, quindi?

“Ah, no, ormai non ha senso. L’altro giorno, per esempio, sono passata sul corso e ho visto una cosa che è un monumento all’ignavia: la Caserma Roasio, lasciata lì da quarant’anni, senza darsi da fare per recuperare fondi europei per rimetterla a nuovo… i soldi ci sono, e d’altronde leggiamo su tutti i giornali che il Sud non sa spenderli”.

Allora le elezioni regionali?

“Non mi interessano. Penso invece alle europee, ma siccome soffro ormai di una forma di otite cronica ho difficoltà con gli aerei. E poi, quando si arriva alla fine della vita, si torna comunque locali, quindi in questo periodo mi  piace guardarmi intorno e rilevare ciò che non va in città, come quando ero sindaco e segnavo le cose sul mio taccuino per poi segnalarle agli uffici”.

Come è cambiato secondo lei - se è cambiato -  ruolo e peso delle donne nella società da quando lei ha mosso primi passi in politica?

“Nelle professioni è cambiato. Abbiamo magistrate, ingegnere e scienziate, ma anche casalinghe, e questo è un problema che non si affronta. Oggi si pensa al reddito di cittadinanza e non a retribuire un lavoro riconosciuto come tale dal codice civile e dalla Costituzione. Una cosa assurda, contro la quale provai ad impegnarmi negli anni ’80 con una legge di iniziativa popolare: sarebbe un cambiamento di grande valore sociale, non assistenzialismo”.

Vede in giro donne che potrebbero in qualche modo raccogliere il suo testimone in politica?

“Non sono così presuntuosa, ci sono in giro tante donne importanti. Di spicco, però, non direi, forse perché mancano le motivazioni e le spinte giuste, per le donne, per fare politica. All’epoca noi eravamo molto determinate, oggi invece mancano gli ideali e i modelli di partito e di società. Prima si sapeva cosa fossero destra e sinistra, oggi c’è solo una gran confusione, un magma indistinto in cui ci si muove cercando di assecondare le esigenze di pancia della gente. Invece il politico dovrebbe essere un visionario”.

È stato più bello fare il ministro dell’Agricoltura, il parlamentare o il sindaco di Lecce?

“Be’, per me il sindaco. Però devo dire che era bello anche poter intervenire in maniera immediata, da ministro, su molte situazioni: per esempio nella vicenda delle quote latte, o a sostegno delle angurie di Nardò… i produttori mi diedero l’Anguria d’oro perché avevo bloccato quelle provenienti da Israele a vantaggio dei nostri prodotti. Oppure, ancora, quando commissariai l’Aima dopo due giorni che ero ministro… Ogni ruolo garantisce le sue soddisfazioni, insomma: da parlamentare, invece, ci vuole più tempo. Non so quanti anni ho atteso perché la mia Legge sul Barocco fosse approvata”.

Lei è sempre stata un’europeista convinta. Le piace questa Europa?

“Ho avuto dubbi solo sulla gestione del passaggio all’euro: prezzi raddoppiati, stipendi uguali”.

 

Da sindaco, infatti, lei pretese i doppi prezzi nei negozi di Lecce.

“Vero. In generale, l’Europa mi piace: quella delle Nazioni, però, unita per non essere schiacciata dall’America, dalla Russia e dalla Cina. Sono convinta infatti che ci siano forze esterne che lavorano per disgregarla, e questo mi dispiace. Certo, ci sono ancora traguardi importanti da raggiungere, come l’omogeneizzazione del fisco. E poi quest’Europa viene percepita come presenza arcigna, in Italia, perché non abbiamo fatto nulla per farne comprendere l’importanza… si ricorda quando da sindaco stabilii che prima dell’inno italiano venisse suonato quello europeo?”.

Certo, e il povero Carlo Benincasa aveva replicato scherzosamente proponendo anche “Arcu te Pratu”.

“Poteva essere un’idea”.

Sono finalmente maturi i tempi per una donna presidente della Repubblica?

“In realtà mi pare si stiano allontanando. Non vedo donne forti, figure di riferimento… la Bonino, sì, ma poi?”.

Un tempo, tra le candidate, c’era anche lei.

“Molti anni fa”.

Come cambierebbe l’Italia, se potesse?

“Gli Italiani sono soggetti strani. Io pensavo fossero più riflessivi e capaci di imparare le lezioni della storia, invece - sarà la crisi e il fatto che i giovani non sono più interessati alle vicende collettive - si fanno molto affascinare dalla non politica, e quindi non contribuiscono a far crescere responsabilmente il Paese. Bisogna cominciare a intervenire fin dalla scuola, ma la disgrazia è che ogni ministro ne cambi le regole, e questo non fa bene al settore”.

Quali sono, oggi, i mali dell’Italia?

“Al Sud ci sono i difetti di sempre: le mille forme di individualismo, la mancanza di voglia di cooperare. Il Nord corre sempre di più, ed io mi chiedo se l’unità d’Italia non sia oggi un’enunciazione retorica. Oggi il fatto che il Nord sia mitteleuropeo mentre il Sud non è neppure protagonista nel Mediterraneo divide sempre più: ecco perché bisogna pensare a una forte riforma costituzionale e istituzionale. Oggi, in Italia - lo dicevo l’altro giorno con il professor Piepoli -  non esiste neppure una vera scuola della Pubblica Amministrazione… cosa vuoi sburocratizzare e velocizzare, così?  Sono parole al vento. E poi questo continuo legiferare al posto di riorganizzare l’esistente… Questa era una cosa che mi sarebbe piaciuto fare da ministro, riordinare le leggi agricole in un testo unico. Mi lasci aggiungere poi, tra i mali italiani, la mancanza di rispetto delle regole: pensiamo a quest’ultima manovra economica. Io non sono una costituzionalista, ma come fa il presidente Mattarella a firmare un provvedimento del genere se il pareggio di bilancio sta nella Costituzione? Siamo in Europa ma non vogliamo rispettarne le regole?”.

 

Cambiamo decisamente argomento. Che cos’è per lei amore?

“Non saprei dirle… forse attrazione, desiderio di stare con qualcuno. L’amore si declina in tanti modi e sfumature:  a volte le mie nipotine mi fanno domande a trabocchetto - se io ami più l’una o l’altra -  ma come si fa a rispondere?”.

Si amano di più i figli o i nipoti?

“Sono due amori diversi. Io ho amato i miei figli già prima di averli. Prima di loro avevo avuto due aborti, e sono stata a letto per mesi sia per l’uno che per l’altra, perché volevo a tutti i costi diventare madre… sono sempre stata antiabortista, quindi anche quelle due interruzioni spontanee di gravidanza mi avevano scioccato. Li ho amati tanto, e mi sono sentita come se li avessi abbandonati quando mi ero data una scala di priorità esistenziali che forse era ingiusta, lo ammetto oggi che riesco a godermeli. Ai nipoti, invece, si consentono tante cose che ai figli si negano….  La mia nipotina più piccola, per esempio, mi tortura. E’ vivace e prepotente: mi piace”.

 

Qual è il suo rapporto con la città?

“Continuo ad amarla molto, e mi fa piacere quando la gente ricorda cose che portano la mia firma. L’altro giorno una ragazza mi ha ringraziato perché ho tagliato il nastro all’edicola dei suoi genitori… sono le piccole cose che mi commuovono e che mi hanno dato la forza in questi dieci anni difficili, mentre i titoloni sui giornali generavano dubbi sulla mia onestà”.

 

E i leccesi?

“Mi sono simpatici, soprattutto quelli che mantengono ben chiara la loro identità, alla Ernesto Alvino, per intenderci. Sono anche un tantino diffidenti, i leccesi, ma poi ti danno il cuore. Soprattutto il popolo”.

 

Cosa sta leggendo in questo momento?

“Molto Camilleri in estate, ma ora vorrei provare con qualcosa di Oriana Fallaci. Ho una biblioteca strapiena che non sono mai riuscita a sfruttare. Quando uno fa politica diventa ignorante, solo disegni di legge e roba del genere”.

Cosa sta accadendo in Italia oggi se pensiamo ai femminicidi, ai ragazzini che uccidono gli amici senza motivo plausibile, alle stragi per un parcheggio?

“Non c’è rispetto per le persone, non ci sono forti valori di riferimento. Sembrerò una conservatrice o una passatista, ma la disgregazione familiare sta portando a tutto questo. Trovo atroce anche il bullismo nelle scuole, la mancanza di rispetto per l’istituzione: prima il docente era una figura sacra,  oggi è tutta una critica, con i genitori a giustificare le malefatte dei figli”.

È stato abbattuto il principio di autorità.

“Infatti. Ma una cosa è l’autorità, un’altra l’autoritarismo”.

L’Italia è secondo lei un Paese un po’ misogino, dove le donne devono sempre fare il doppio dello sforzo per affermarsi?

“In fin dei conti sì, o forse lo sta diventando. Non sono mai stata femminista, ma in quel periodo le donne hanno fatto grandi conquiste”.

 

Cosa c’è che una donna può dare meglio, alla politica, di un uomo?

“Il senso dell’umanità, il rapporto più immediato e diretto con la sofferenza e i bisogni delle persone. La politica ha bisogno fisiologico di umanità, altrimenti rimane un fatto tecnico e basta”.

 

Cosa rimpiange del periodo in cui era impegnata in politica?

“Il fatto di non essere riuscita a conciliarla con le esigenze della mia famiglia, che mi ha aiutata, compresa e mai bloccata nelle mie aspirazioni. Sono una donna molto fortunata”.

 

Che cos’è per lei la cultura e cosa manca a questa città, se manca qualcosa, per essere davvero una capitale d’arte?

“Non le manca proprio nulla. Ha tutto ed è abitata da persone colte che - beate loro - hanno letto e studiato tanto. Mi sono infatti molto rammaricata quando, ai tempi in cui sarebbe potuta diventare Capitale della Cultura 2019, ci si è affidati a professionisti esterni per darne un’immagine identitaria”.

 

Cosa fa per mantenersi giovane e in forma?

“Faccio lavorare il cervello. E poi mi muovo sempre: ho sempre qualcosa da fare, e quando non faccio nulla lavoro a maglia. Ora sto facendo un maglione per mia nipote”.

Giallo, sospetto.

“Giallo oro. Ho trovato una magnifica lana ad Andrano”.

 

Ultimo pensiero prima di andare a letto?

“Dico le preghiere, quelle mie tradizionali, saluto i miei genitori e Padre Pio, che mi è stato molto vicino”.

 

Ha ricevuto una grazia particolare?

“Sì, ma non mi faccia dire altro”.

 

Cos’è per lei la fede?

“Qualcosa che devi sentire dentro. Io non vado a messa tutte le domeniche, perché magari ho tutta la famiglia a pranzo, ma certe cose sono ben radicate dentro di me”.

 

E la morte?
“Mah, in effetti, con l’avanzare dell’età, è un pensiero che avanza. Mi dispiacerà lasciare la vita, ma così ha voluto Nostro Signore.  Paura no, ma mi auguro di arrivarci senza soffrire. È una forma di egoismo, lo so, ma ho visto mia madre stare troppo male”.

Cosa pensa quando si guarda allo specchio?

“Che sono invecchiata, ma non troppo male. E poi ogni età ha la sua bellezza, e anche le rughe hanno la loro”. 

 

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