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«Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va', profetizza al mio popolo Israele».

 

 

Con questa citazione dal profeta Amos, don Francesco Nigro, segretario della Commissione regionale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, ha introdotto i lavori del convegno regionale delle equipe diocesane svoltosi nei giorni scorsi, col titolo “Una bussola per iniziare alla vita di fede”.

Presso il Centro di spiritualità Madonna della Nova di Ostuni, le equipe degli uffici catechistici di ben diciotto diocesi della Puglia, si sono incontrate per approfondire l’azione iniziatica, in una prospettiva ermeneutico-esistenziale che matura in una formazione trasformativa. Per la diocesi di Lecce hanno partecipato don Stefano Spedicato, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano di Lecce, insieme ad Anna Petrachi e Francesca Rizzo, componenti dello stesso Ufficio.

Accompagnati dalla sapiente regia dell’arcivescovo Padre Francesco Neri, presidente della Commissione regionale per la dottrina della fede, i quasi cento partecipanti al convegno regionale hanno potuto avere un orizzonte ampio, di respiro nazionale, grazie alla presenza di don Alberto Zanetti e del prof. Francesco Vanotti dell’Ufficio catechistico della Cei.

Abitare, annunciare, iniziare e testimoniare: questi i quattro verbi tratti dal documento “Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia”, a dieci anni dalla pubblicazione, che hanno segnato il passo dei due giorni. Una catechesi vissuta in una dimensione missionaria che sa vivere l’annuncio come una sfida e che non si accontenta di facili adattamenti fuori tempo, ma prova ad offrire orizzonti nuovi di senso, significativi per la vita di ciascuno. Senza paura di mettere in discussione alcune certezze non più aderenti alla realtà, il catechista è un artigiano di comunità, riprendendo un’espressione di Papa Francesco. Nutrito della Parola e dell’Eucarestia, egli intesse relazioni di tipo comunionale, stabilisce connessioni, vive sinergie, crea esperienze, perché la comunità sia luogo reale ed accogliente per iniziare alla fede, e quindi alla vita.

Giorni vissuti, con ritmo incalzante, come in un grande e laborioso cantiere, puntellati da quattro moduli, legati ai quattro verbi.

Partendo dal tema dell’abitare, col primo modulo, il prof. Alberto Fornasari, del dipartimento di Scienze della formazione, psicologia, comunicazione, dell’Uniba, ha offerto una lettura del contesto socio-culturale, nell’epoca del post digitale, in cui l’on-life, elimina ogni scissione tra reale e virtuale. Ciò che accade in rete ha sempre ripercussioni nella nostra vita reale. Ne scaturisce l’immagine di una giovane generazione fragile e al contempo spavalda e di un’adultità in crisi, per un esercizio poco consapevole della genitorialità. Questa presa di coscienza non può che orientare verso nuove prospettive educative e comunicative. Di una terza missione, ha parlato lo stesso relatore, per costruire relazioni con l’esterno, col territorio, senza mai tralasciare la cura per l’introspezione. Occorre, infatti cercare non solo nodi da navigare ma profondità da esplorare. Fondamentale, dunque, risulta un’inculturazione della catechesi che ne modifichi non l’oggetto ma i linguaggi; per passare dalla pastorale della risposta a quella della domanda, dalla trasmissione di contenuti alla testimonianza.

Il modulo dell’annunciare, legato al mondo biblico della narrazione, grazie alla prof.ssa Rosanna Virgili, biblista, ha approfondito la figura del catechista come annunciatore. Egli corre a portare la gioia del Risorto, che è al contempo l’annunciante e l’annunciato, nella Chiesa che spera, che crede e che cresce. Rode, Maria, Lidia, Paolo, Priscilla, Febe, Giunia…annunciatori della Chiesa delle origini che ci invitano ad essere Chiesa estroversa e coraggiosa, di testimoni che portano il Vangelo fino ai confini della terra (At 1,8).

Iniziare alla vita di fede con la liturgia, è stato il tema del terzo modulo guidato da don Mauro di Benedetto, segretario della Commissione liturgica regionale. Liturgia e catechesi sono inseparabili e si alimentano mutualmente, in una fecondità che fa del giorno del Signore un momento inziatico e dell’Eucarestia, la fonte e il culmine dell’evangelizzazione.

Testimoniare, verbo del quarto modulo, approfondito dal prof. Francesco Zaccaria, docente di teologia pastorale presso la Facoltà teologica pugliese, ha posto al centro della riflessione la ministerialità del catechista in una Chiesa sinodale. Formazione integrale, riflessività dell’azione e stile sinodale, che trova il suo contrario nel clericalismo, sono i punti focali che dicono l’identità del catechista. Il catechista non è un guerriero che ha paura del mondo, chiuso e rigido; né solo un seminatore che non cogli pienamente le sorprese di Dio, ma è un esploratore che si apre totalmente alla speranza che viene dall’opera di Dio nella storia.

Ad ogni intervento ha fatto seguito una riappropriazione laboratoriale con focus group e testimonianze, volti ad interiorizzare quanto ascoltato, alla luce del proprio bagaglio esperienziale.

A conclusione delle due giornate, una equipe di coordinamento regionale, che vede tra gli altri, la presenza di don Stefano Spedicato insieme ad Anna Petrachi e Francesca Rizzo, si è fermata per fare sintesi di quanto raccolto e condiviso, in vista dell’elaborazione di un testo da consegnare alle diocesi di Puglia il 21 settembre prossimo, in occasione dell’Assemblea regionale dei catechisti che si terrà a Bari.

 

 

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