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Volgerà oggi al termine la formazione che il clero leccese sta svolgendo insieme all’arcivescovo Michele Seccia presso l’antica chiesa di “Santa Maria delle grazie” in Merine con l’esperta guida di fratel Enzo Biemmi e di don Antonio Scattolini e con la gradita presenza nella giornata di ieri del card. Salvatore De Giorgi.

 

 

Anche il secondo giorno dei lavori si è aperto con la recita dell’ora terza cui è seguito l’intervento del vicario generale, mons. Gigi Manca che a nome del clero ha rivolto al vescovo gli auguri per il 23° anniversario di consacrazione episcopale chiedendogli di «continuare a farci crescere nella dimensione della comunione, stabile solo nella misura in cui riusciamo a trarne dall’Eucaristia il suo motivo d’essere e di camminare tra e con noi facendosi collaboratore della nostra gioia come noi della sua».

Commossa e realista la risposta di Seccia: «auguro al nostro presbiterio di vivere l’esperienza che si invera nella santa messa quando il sacerdote pronuncia le parole “l’acqua unita al vino sia segno della nostra unione[…]”: solo il contatto con Cristo può farci essere uniti a Lui e tra noi, manifestando la bellezza dell’essere comunità ecclesiale».

Ha preso la parola don Antonio Scattolini, direttore dell’ufficio catechistico della diocesi di Verona che ha focalizzato la sua attenzione sulla bellezza in quanto dimensione in grado di attrarre ed evangelizzare.

Ha affermato: «l’esperienza della pandemia ha moltiplicato la valorizzazione della bellezza attraverso la riscoperta dell’arte financo a livello multimediale; essa ha avuto un valore fortemente terapeutico».

Ecco allora delinearsi un rinnovamento nella vita cristiana che parte dalla creazione di due mega cantieri quello della carità e quello della cultura, in grado di portare la Chiesa sempre più al centro del suo essere comunità che educa e dona.

Ancora Scattolini: «la maggior parte della nostra cultura non può comprendersi senza la dimensione artistica; l’arte è quel veicolo in grado di far ritrovare la bellezza (Cristo ndr), di portare fiducia nella vita e di aprire alla fede».

Scaturisce da questa un’altra importantissima considerazione: l’arte può divenire luogo di incontro e di dialogo tanto per chi crede, quanto per i non credenti, avendo nella famiglia il luogo privilegiato per gustarne la sublimità e veridicità.

Ogni discepolo, dovrebbe sentire l’anelito di ritornare a celebrare la vita intesa come dono, attraverso la cura della propria interiorità, riscoprendo la forza della diaconia della bellezza da servire in ogni suo aspetto.

Dopo la pausa, ha ripreso la parola fratel Biemmi che ha voluto elaborare il passaggio da una pastorale estremamente sacramentale ad un modo coinvolgente di annunciare Cristo che possa partire dal saper leggere i segni dei tempi e riproporre la novità del Vangelo a tenendo conto del dato socio-culturale.

Per Biemmi «occorre avere modalità trasversali che sappiano coinvolgere i bambini, i giovani, le famiglie e gli adulti con il desiderio di farli sentire parte attiva di una Chiesa che con essi vuol costruirsi e costruire il proprio futuro».

Il pranzo festivo in onore dell’arcivescovo Seccia ha sugellato un’altra proficua mattinata di lavori che ha come intento quello di consentire alla Chiesa di Lecce di ripartire, per una pastorale all’insegna della speranza.

 

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